The Real Italian Racing Legend Part. 4 – Enzo “Drake” Ferrari’s heritage

By 1 ottobre 2017Car History, Feature, People

Il 2017 è stato l’anno caratterizzato dalle più lunghe celebrazioni di sempre per l’anniversario di una casa costruttrice. Se BMW ha celebrato i propri 100 anni in svariate occasioni nel 2016, – BMW Next 100 – i festeggiamenti per i 70 anni della Ferrari hanno coinvolto ogni Nazione e (quasi) ogni weekend. Spaghetti Garage non poteva essere da meno, e per celebrare l’anniversario della Ferrari ha optato per fare visita a due luoghi di culto di ogni appassionato: i musei Ferrari a Modena e a Maranello. A distanza di 30 anni dalla scomparsa del Drake, Spaghetti Garage vuole omaggiare la sua creatura ringraziandolo per ogni emozione che ci ha regalato.

2017 was the year of the longest ever celebrations for the anniversary of a car maker. If BMW celebrated its 100 year on multiple occasions in 2016, – BMW Next 100 – the celebrations for the 70 year of Ferrari has involved every nation and (almost) every weekend of the year. Spaghetti Garage couldn’t not be part of it, and to celebrate the anniversary of Ferrari opted to visit two of the places of cult for any enthusiast: the Ferrari Museums in Modena and in Maranello. 30 years after Drake’s death, Spaghetti Garage wants to pay homage to his creature thanking him for every emotion he gave us.

Capitolo 1. Le origini del mito – Chapter 1. Myths’s origins

Tutto ciò che noi abbiamo amato di Ferrari -almeno sino alla fine degli anni ’80 – è stato desiderato, pensato e ottenuto da Enzo Ferrari, modenese classe 1898. Da sempre focalizzato sulla meccanica, Enzo è stato dapprima pilota, poi direttore di scuderie e poi padre della Ferrari. Non era un inventore né un tecnico, amava definirsi come un “agitatore di uomini”: il suo carisma era tale da spingere chiunque lavorasse per lui a dare il 110% affinché la Ferrari funzionasse alla perfezione e potesse attivare un processo di miglioramento incessante. Al museo Ferrari è infatti possibile ammirare ciò che la Ferrari ha saputo costruire in questi 70 anni, di cui i primi 40 gestiti direttamente dal Drake, seduto dietro la sua scrivania e nascosto dietro i suoi occhiali da sole neri.

Everything we loved about Ferrari – until the end of the 1980s – was whised, planned and made by Enzo Ferrari, who was born in Modena in the 1898. Always focused on the mechanics, Enzo was first a pilot, then a director of a team and then Ferrari’s father. He wasnat an inventor or a technician, he liked to define himself as a “human agitator”: his charisma was such powerfull to push anyone who work for him to give 110% for making the Ferrari’s work perfectly and it can trigger an unceasing improvement process. At the Ferrari Museum you can admire what Ferrari has been able to build in these 70 years, which the first 40 managed directly by the Drake, sitting behind his desk and hiding behind his black sunglasses.

Ferrari è uno tra i brand in grado di evocare a chiunque dei ricordi e delle emozioni: ha raggiunto con tenacia questo obiettivo attraverso la lunghissima carriera sportiva e la produzione di automobili eccezionali, tra cui la 250 GTO esposta nella prima sezione del museo Enzo Ferrari, vera e propria opere d’arte del design e della meccanica. Nonostante l’auto preferita di Enzo Ferrari fosse sempre la prossima a venire, la 250 è talmente bella da essere diventata di diritto una delle icone della “bella vita” degli anni ’60 e dell’intero Novecento.

Ferrari is one of the brands that can evoke memories and emotions in anyone: it has steadily achieved this goal through its long-running racing career and through the production of exceptional cars, such as the 250 GTO exhibited in the first section of the Enzo Ferrari Museum, a real artwork of design and mechanics. Although the favorite car of Enzo Ferrari was always the next one to come, the 250 is so beautiful that it has become one of the icons of the “bella vita” of the 1960s and for the whole of the twentieth century.

Capitolo 2. La Formula 1 – Chapter 2. The Formula 1

Ma la vera passione del Drake erano le corse: la produzione e la vendite delle automobili di serie era infatti il mezzo attraverso cui ottenere liquidi – e omologazioni per le derivate dalla produzione di serie – da investire nell’attività sportiva. L’origine della Scuderia Ferrari infatti passò attraverso la direzione del reparto corse Alfa Romeo dal 1929 al 1937, anno di fondazione della società Auto Avio Costruzioni. Durante la seconda Guerra Mondiale trasferì gli impianti a Maranello per registrare nel 1947 il marchio Ferrari. Come logo scelse il cavallino rampante donatogli, anni prima, dalla madre di Francesco Baracca, aviatore italiano della Prima Guerra Mondiale. A distanza di 3 anni iscrisse la prima vettura – 125F1 – nel neonato campionato Formula 1 del 1950: sono passati 67 anni ma la Ferrari è sempre lì, a lottare per vincere in F1.

But the true passion of Drake were the race: the production and sales of standard cars were the channel through which he can get the liquids – and homologations for the serial-derived championship – to invest in to the motorsport. The origin of Scuderia Ferrari actually went through the Alfa Romeo racing department, of which Ferrari directed the homonymous Scuderia from 1929 to 1937, the year he founded the company called Auto Avio Costruzioni. In the years of World War II he moved the equipment to Maranello and finally in 1947 he registered the Ferrari brand using the logo of the rampant phorse donated, years earlier, by the mother of Francesco Baracca, Italian aviator of the World War I. The first Formula 1 car was the 125F1, regularly registered in the 1950 World Championship: 67 years have passed by that day but Ferrari is always there, struggling to win in F1.

Le vetture F1 degli anni ’60 fanno ancora impressione per quanto siano realmente strette e ridotte al minimo: la 312 che gareggiò dal 1966 al 1969 fu la vettura testimone dei primi 20 anni di vita del costruttore modenese e fu caratterizzata da una linea semplice e affusolata e una livrea con la lista sponsor – tutti relativi al motorsport – ridotta al minimo. La vettura, guidata inizialmente da piloti del calibro di Surtees, Amon e Ickx non ottenne mai i risultati sperati, raccogliendo solamente una manciata di vittorie e molti ritiri. Sono passati 50 anni da questa monoposto e il cambiamento è radicale: oramai di comune restano il numero delle ruote e la disposizione del motore. E il rosso della Ferrari.

The F1 cars of the 60s make an impression as to what are really tight and minimized: the 312 that competed from 1966 to 1969 was the car that testify the first 20 years of life of the Modena builder and was characterized by a simple, sleek line with a livery made by the sponsor list – all related to motorsports – minimized. The car, initially driven by riders like Surtees, Amon and Ickx, never achieved the expected results, picking only a handful of victories and many retreats. It’s been 50 years since this machines was bord and the change is radical: now only few things are in common: the number of wheels and the engine layout. And the red of Ferrari.

Dopo il mondiale del ’79 con il sudafricano Jody Scheckter e la disastrosa annata 1982, la Ferrari non riuscì più a reggere il confronto con i telaisti e motoristi britannici: nel 1987, a compimento dei 40 anni, la Scuderia scese in campo con la coppia Alboreto (#27) Berger (#28) con la 1.5 turbo F1/87, qui esposta in un’area dedicata. Si narra che per aggirare la regola della pressione massima della turbina a 4 bar (si 4 bar, avete letto bene) i tecnici di Ferrari avessero studiato il meccanismo dell’overboost attraverso un ritardo di risposta generato dalla valvola meccanica waste-gate nel taglio della pressione. Leggenda o verità, nel finale di stagione i risultati migliorarono al punto da ottenere una doppietta Berger-Alboreto sul circuito cittadino di Adeladie.

After the 1979 World Championship with South African Jody Scheckter and the disastrous 1982, Ferrari could no longer handle the comparison with British chassis and engine builders: in 1987, at the age of 40, the Scuderia came in with the duo Alboreto (#27) and Berger (#28) with the 1.5 liters turbo F1/87, here shown in a dedicated area. The legend says that for bypassing the maximum turbine pressure rule at 4 bar (yes 4 bar, you read right) Ferrari technicians had studied the overboost mechanism through a delayed response by the waste-gate mechanical valve when it cutting the pressure. Legend or truth, during the final phase of the season the results improved so much to get a double podium for Berger-Alboreto on the city circuit of Adeladie.

Non era possibile trovare modo migliore per festeggiare il 60° anniversario che vincere un titolo mondiale: nel padiglione infatti era presente l’ultima Ferrari F1 campione del mondo, la F1 2007 #6 di Kimi Raikkonen. Pur rappresentando le prime monoposto dell’epoca downsizing con il 2,4L V8 a sostituzione del 3L V10, era in grado di sprigionare un sound che ancora oggi molti rimpiangono. A conclusione di uno dei mondiali più pazzi che si ricordi, IceMan si laureò campione del mondo sfruttando la guerra intestina tra Alonso e il giovane Hamilton.

It was not possible to find a better way to celebrate the 60th anniversary than to win a world title: in this stand there was the latest Ferrari F1 to win a World Champion, the F1 2007 #6 driven by Kimi Raikkonen. Although featuring the first downsizing engine with the 2,4L V8 to replace the 3L V10, it was able to release a sound that still today many people regrets not to here anymore. At the end of one of the most crazy worlds champion you can remember, IceMan graduated world champion by taking advantage of the visceral war between Alonso and young Hamilton.

Quando si parla di Ferrari, Enzo ndr, Formula 1 non si può prescindere da Gilles. Gilles, con le sue acrobazie e le sue follie è stato l’ultimo pilota capace di suscitare emozioni nel Drake: il rapporto Presidente-Pilota non doveva essere facile con tutti i cambi tritati, i motori esplosi e i telai piegati, ma ci piace pensare che il rapporto Uomo-Uomo sia stato magnifico: come si fa a non amare l’ultimo dei piloti romantici, per cui una vittoria vale molto di più di due podi conquistati mollando e arrendendosi, uno che per abitudine si impegnava a fare Modena-Montecarlo in meno di due ore e mezza, che si perdeva in elicottero, e che, semplicemente, voleva solo correre più veloce di tutti? Di Gilles non ci sono restate molte vittorie, nè campionati del mondo – a far questo ci ha pensato il figlio Jacques – ma tutti abbiamo almeno un ricordo indelebile che ci farà sempre sorridere ed emozionare.

When we talk about Ferrari, Enzo ed, Formula 1, we can not ignore Gilles. Gilles, with his acrobatics and his follies, was the last pilot capable of stirring up emotions in the Drake: the President-Pilot ratio was not supposed to be easy with all the changes, the engines exploded and the frames folded, but we like to think that the relationship between Man and Man was magnificent: how do you not love the last of the romantic pilots, so a victory is worth much more than two podiums conquered by giving up and surrendering, one that used to make Modena-Montecarlo less than two and a half hours, which was lost in a helicopter, and that, simply, just wanted to run faster than everyone? Of Gilles there have not been many victories, nor championships in the world – to do this his son Jacques did – but we all have at least one indelible memory that will always make us smile and excite.

Capitolo 3. La produzione di “serie” – Chapter 3. “Series” production

Le vicende personali di Ferrari non risparmiarono al Drake da delusioni e sofferenze: senza dubbio il peggior episodio fu la scomparsa del figlio Dino, che più incarnava lo spirito corsaiolo del padre. In suo onore Ferrari costruì la Dino 206 e 246 sul finire degli anni ’60, una vettura estremamente compatta per essere una Ferrari – anche se non riportò mai il brand Ferrari ma direttamente Dino. La scelta del motore ricadde su un’unità disegnata e progettata direttamente da Dino per il campionato di Formula2, ossia un 6 cilindri da 2L da circa 180 cavalli e 3 carburatori: questo fattore tecnico, combinato alla carrozzeria in alluminio Scaglietti – che realizzò le sinuose linee di Pininfarina – e al peso generale limitato a circa 900kg, spingeva la Dino a circa 230km/h.

Ferrari’s personal stories were not kind to him and Drake was not spared from disappointment and suffering: no doubt the worst one was the passing of his son, Dino, who more than anybody embody the father’s racing spirit. In his honor Ferrari built the Dino 206 and 246 at the end of the 1960s, an extremely compact car to be a Ferrari – even though it never had the Ferrari brand but directly the Dino one. The choice of the engine fell on a unit designed and made directly by Dino for the Formula 2 championship, a 6-cylinder 2L with about 180hp and 3 carburetors: this technical factor, combined with the aluminum body made by Scaglietti – which made the sinuous lines designed by Pininfarina – and the general weight was limited to about 900kg, pushing the Dino to almost 230km/h.

La 512BB Berlinetta Boxer fu la risposta della Ferrari alla crisi energetica degli anni settanta: un 5 Litri, dodici cilindri boxer con tre carburatori, 360 cavalli e 295km/h. Il modello precedente, la 365 GT/4, infatti non rispondeva più alle normative sull’inquinamento con il suo 4,4 Litri, un’ alimentazione a quattro carburatori, una potenza massima stimata in 380 cavalli a 7700 giri per una velocità massima di oltre i 300km/h. Per la sua “evoluzione” i tecnici Ferrari si focalizzarono non sul miglioramento delle prestazioni, ma sulla guidabilità grazie all’incremento di coppia a un minor numero di giri motore, all’adozione di pneumatici maggiorati e a migliore studio dell’aerodinamica – quali le prese NACA e le fiancate allargate – per migliorare l’efficienza termodinamica della berlinetta.

The 512BB Berlinetta Boxer was Ferrari’s response to the energy crisis of the 1970s: a 5-liter, twelve-cylinder boxer with three carburetors, 360hp and 295km/h. The previous model, the 365 GT/4, no longer responded to emission regulation with its 4.4 liter powered by four-carburetor that can deliver 380 horsepower at 7700 rpm and push the four seater over 300km/h. For the “evolution” Ferrari’s engineers focused not on performance improvement, but on maneuverability with the increase in torque at lower engine rpm, the adoption of meater tires and better aerodynamics – such as NACA side intake and larges wheel arches – to improve the thermodynamic efficiency of the berlinetta.

Andrea, che ha visitato per Spaghetti Garage i due musei di Ferrari ha un ricordo speciale della F50: era una classica domenica tra uomini di una ventina di anni fa, quando mio papà ed io ci dirigemmo all’autodromo Riccardo Paletti a Varano de’ Melegari. Nonostante l’ingresso a pagamento e l’altissima affluenza, trovammo posto vicino l’ingresso sotto la curva Jacky Ickx e in seguito al “Ferro di Cavallo”. Rumori assordanti di gomme e sgasate in quel pezzo di pista, e per un bambino di 10 anni era, e lo è tutt’ora, un’emozione unica. Ad un certo punto però sentii un rombo incredibile e mio papà mi guardò e disse “Andrea! girati girati! guarda!!!”. Mi girai e lì per lì “non vidi nulla” da tanto basse fossero queste auto: due fantastiche F50, una nera e una gialla. Così piccolo vidi per la prima volta questo raro modello nato per celebrare i 50 anni del Cavallino Rampante. Fu un’emozione unica, da rimanere senza fiato, un ricordo incancellabile. Da quel giorno la mia preferita Ferrari diventò l’F50 e ringrazio tanto mio Papà per avermi trasmesso la passione per i motori e per quelle domeniche da uomini.

Andrea, who visited for Spaghetti Garage the two museums, has a special memory of the F50: it was a classic men-Sunday of twenty years ago, when my father and me went to Riccardo Paletti’s circuit in Varano de ‘Melegari. At the time, you had to paid for the entrance and it was difficult to see the cars driving on the track by so many people were there. We found a spot near the entrance under the Jacky Ickx curve and the “Ferro di Cavallo”. The tires and engines noise was deafening in that track, and for a 10-year-old boy was, and still is, a unique emotion. At some point I felt an incredible rhombus and my dad looked at me and said, “Andrea, turn around, look!” I turned around and then I almost didn’t see anything so low were these cars: two fantastic F50, one black and one yellow. I was so small when I first saw this rare model, born to celebrate the 50th anniversary of the “Rampant Horse”. It was a unique emotion, almost to be breathless, an ineradicable memory. From that day on, my favorite Ferrari became the F50 and I have to thank my Dad for that, for became a petrolhead and for those Sundays between men.

LaFerrari è stata la prima vettura ibrida prodotta in serie – se possiamo considerare 499 + 1 come numeri di produzione seriale – dalla Ferrari dal 2013 al 2016: può contare sul 6,3 litri da oltre 900 cavalli, sul KERS e sul contributo, in fase di progettazione, di Alonso e Massa, allora piloti ufficiali F1. Di questa special Ferrari ha voluto produrre sia una versione coupè sia una versione Aperta. Nel museo Ferrari era possibile ammirarle entrambe: la versione Aperta nera, la versione chiusa rossa. Le prestazioni di questa hypercar sono da urlo con una velocità massima superiore ai 350km/h e uno 0-200 dato in meno di 7 secondi. Ma forse fa più impressione le 0-300 in meno di 15, vero?

LaFerrari was the first hybrid car produced in series – if we can consider 499 + 1 as serial production numbers – from Ferrari from 2013 to 2016: it can count on the 6.3 liters and more than 900 horsepower, a KERS and its contribution, during the design phase, by Alonso and Massa, that were the official F1 riders. Of this special Ferrari wanted to produce both a coupe version, or a definable version of that, and an open version without the roof. In the Ferrari museum it was possible to admire both the open version, in black, and the closed version in red. The performance of this hypercar there are mind blowing with a maximum speed of over 350km/h and a 0-200 in less than 7 seconds. But maybe it’s more impressive the 0-300 in less than 15, right?

La Ferrari FXX K non può rappresentare il massimo sviluppo su un’auto di serie semplicemente perché non è un’auto di serie, ma non è neanche una vettura da corsa e neppure un prototipo unico. E’ un gioco, un laboratorio viaggiante di Maranello creato appositamente per testare le novità tecniche – K sta per Kers, strumento di recupero energia cinetica tramite le frenate per redistribuirla al motore sotto forma di ulteriore energia – ed è stata destinata a una ristretta cerchia di clienti-collaudatori. Nasce dalla LaFerrari, ma si discosta per via dell’utilizzo di un motore ibrido da 6,3L da più di mille cavalli combinati e da un peso poco superiore ai 1000 chili con un rapporto peso potenza che si assesta, arrotondamenti decimali a parte, a 1:1.

The Ferrari FXX K can’t represent the highest level of development in street cars just because it is not one of them, but neither isn’t a race car neither a prototype for a show. It’s just a game, a Maranello’s fast moving lab that was done with the specific purpose to test the last technical innovation – in fact the K in the name means Kers, the cinetic energy recovery system generated by the brakes, who was send back to the engine with a surplus of electric power – and it was destined only to a few of thiers customers-test drivers. It derives from LaFerrari, but it moves away from it because of the use of the 6,3L hybrid engine with a total amount of an astonishing one thousand horsepower by a weight of one thousand of kg

Capitolo 4. I motori – Chapter 4. The engines

I vari motori qui esposti, tutti puliti e sezionati, rendono onore alla maestria dei tecnici e degli assemblatori di Maranello che hanno saputo progettare e costruire motori con le svariate architetture, sovralimentazioni e numero di cilindri per essere sempre in prima linea, sia nella produzione di serie, sia nel motorsport. Enzo Ferrari infatti aveva una sua personale convinzione: “l’aerodinamica è per le persone che non sanno costruire motori”.

All the engines – all clean and the most of these cut-off – in this section of the museum, give honor to the mastery of Maranello’s engineers and assemblers who have been able to design and build engines with a variety of architectures, superchargers and number of cylinder to be for years on the forefront, both in the production of series and in the motorsport. Enzo Ferrari had his personal belief: “aerodynamics are for people who can’t build engines”.

In quest’ultima foto è racchiusa l’essenza della nostra passione: due bambini meravigliati da ciò che li circonda si apprestano a fotografare il 1.5 sovralimentato del 1981 sognando di aver l’età per poter guidare una macchina con un qualsiasi tipo di motore. A breve vedranno un V12 a caso e scatteranno con la stessa frenesia ad ammirare uno dei tanti prodigi della scuola tecnica di Maranello. Affianco a loro un signore si attarda a scattare una foto, forse cercando di analizzare tutti i componenti del F106D della 208GT, o forse immerso nei ricordi dei primi anni’80, delle battaglie di Gilles, delle Ferrari turbo, degli anni duri senza vittorie. La Ferrari è uno degli emblemi della nostra passione: ti cattura da piccolo e non ti molla mai.

This last photo includes the essence of our passion: two children amazed by all the engines are going to photograph the supercharged 1.5 from the 1981, dreaming of having the age and the ability to drive a car with any type of engine. In few steps they will soon see one random V12  and scatter with the same frenzy to admire one of the other many prodigies of Maranello’s technical school. Beside them a man is taking a picture, perhaps trying to analyze all the components of the F106D from the 208GT, or perhaps immersed in the memories of the early 80s, from Gilles’ battles, to the Ferrari turbo, to the hard years without victories. Ferrari is one of the emblems of our passion: she catches you since the childhood and she will not leave you alone, ever.

Capitolo 5. Driving with the Stars – Chapter 5. Driving with the Stars 

Come se possedere una Ferrari non fosse di per sè sufficiente, molti artisti e personaggi celebri hanno nel corso della storia richiesto versioni speciali: la mostra temporanea Driving With the Stars, aperta sino a fine 2017, rappresenta l’occasione ideale per poter vedere modelli speciali e creati ad hoc della casa di Maranello.

Maybe own a Ferrari, for someone, it is not so special or enough: due to this reason a lot of artists or celebrities has demanded special version: the temporary exhibition “Driving With the Starts” – open until the end of the 2017 – is the moment to see some of this exclusive vehicles.

Eric Clapton ai più è noto per essere uno dei più grandi chitarristi di sempre e autore di hit come Layla e Cocaine, ma è anche un grande appassionato di Ferrari. Ha infatti posseduto una serie di Daytona 365 – auto su cui dice di aver imparato a usare il cambio manuale – una 250 Lusso e tre 512BB. Per rendere onore alle sue 512BB ha infatti ordinato, tramite il progetto Ferrari One Off, una versione speciale della 458 Italia, denominata SP12 EPC, che riprende la livrea e gli stilemi caratteristici della Berlinetta 5 litri boxer.

Eric Clapton is for the most best known for being one of the greatest guitarists ever and author of hits like Layla and Cocaine, but is also a great Ferrari enthusiast. He has in fact owned a series of Daytona 365 – a car he says he has learned to use the manual gearbox – a 250 Lusso and three 512BB. In order to honor its 512BB, it has commissioned a special version of the 458 Italy, named SP12 EPC, through the Ferrari One Off project, which takes on the livery and stylistic features of the famous Berlinetta 5 liters boxer.

La Ferrari F12 TourdeFrance non è nata a fronte di una singola richiesta, ma come edizione limitata per celebrare, con la sua livrea gialla e la sua tiratura di 799 pezzi, le vittorie della Ferrari 250 negli anni ’50 e ’60 nella competizione transalpina. Mossa dallo stesso 6,3 litri della Berlinetta, dal quale i tecnici Ferrari hanno saputo ottenere 40 cv in più, questa edizione limitata pesa circa 100kg in meno del modello di origine e presenta una nuova configurazione aerodinamica in grado di poterla spingere oltre i 340 km orari.

The Ferrari F12 TourdeFrance was not born in front of a single request, but as a limited edition to celebrate, with its yellow livery and its limited numbers to 799 pieces, the Ferrari 250 wins in the 50s and 60s in the transalpine competition. Moved by the same 6.3 liter of the Berlinetta, from which the Ferrari technicians have been able to get 40cv more, this limited edition weighs about 100kg less than the original model and features a new aerodynamic configuration capable of pushing the car over 340 km/h.

“Chiedete a un bambino di disegnare una macchina sicuramente la farà rossa”. Ben detto Drake, ben detto.

“Asking a child to draw a car will surely make it red”. That’s all folks!