Spaghetti Garage @ Padova: Old cars feeds our taste

By 22 marzo 2016Events

Ad oggi ignoro ancora il preciso momento in cui sono diventato un appassionato di auto e francamente, ne ignoro anche l’eventuale esistenza. Non sono in grado di evocare un singolo evento in cui far germogliare le radici della mia passione. Non sono nato sul sedile posteriore di nessuna berlina o coupè, mio padre da anni aveva intrapreso una brillante carriera di prudente guidatore nel più profondo rispetto delle regole del cds e non ho mai corso in un kart ma per anni ho pazientemente sfogliato vecchi Autosprint ingrigiti e impolverati, annusato lo scarico del 131 del postino e pregato chiunque di accelerare ovunque fosse possibile.

Actually I still ignore the precise moment in which I felt in love with cars and honestly, I ignore if it exists or not. I’m not able to evoke a single frame in which collocate the roots of my passion. I was not born on a rear seat of a fast sedan or a coupè, my dad has chosen to drive carefully since the birth of his first son respecting all the silly street rules and I have never drove a go-kart but for years in my childhood I have browsed old black and white dusty duddy’s Autosprint, I have smelt the exhaust of mailman’s 131 and I have pleaded every driver to speed up everywhere was possible.

Foto Andrea Tagliabue | www.ftfoto.it

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Poi è arrivato il superturismo CIVT su TeleMonteCarlo e ho iniziato ad apprezzare modelli contemporanei: se prima la massima sportività era individuata nella Giulia GTA, nella Fulvia HF, nell’ Escort RS Mexico, nei BMW Gruppo 5, nei Ford Cosworth V8 o nei boxer 12 cilindri Ferrari all’improvviso quelle berline con alettoni ed enormi cerchi incassati sono diventati i miei feticci meccanici: la 155 di Piedone, l’A4 Quattro di Dindo e l’e36 in livrea Castrol di Naspetti hanno caratterizzato le mie domeniche grazie a TMC. Poi Gran Turismo, con me dal Natale della 5° elementare sino al diploma, ha completato l’opera: costruttori giapponesi considerati senza gloria e onore in pochi mesi si sono trasformati in mostri sacri del motorsport. Ricordo ancora adesso la carica emotiva della sequenza iniziale, la prima Evo IV bianca comprata a GT e guidata su Trial Mountain, le patenti e le modifiche da gara dopo l’alleggerimento fase 3.

Then It has arrived the Superturismo CIVT in TV on TeleMonteCarlo channel and I have started to appreciate modern car: if before the best of sportcars were Giulia GTA, Fulvia HF, Escort RS Mexico, BMW Group 5, Ford Cosworth V8 or boxer twelve cylinders Ferrari suddenly these sedans with lip and enormous wheels began my mechanical fetish: Piedone Giovanardi’s 155, Dindo Capello’s A4 Quattro, Naspetti’s Castrol e36 has animated my Sunday afternoon. Then Gran Turismo. It was a shake for my car cultural like the initial sequence. Before it in my mind, all the Japanese manufacturers produces only boring car, then, in few months they were trasformed in motorsport giants. I still remember the initial sequence as the first white Evo IV bought and driven on Trial Mountain, the license and the track modified after the lightening phase three.  

Foto Andrea Tagliabue | www.ftfoto.it

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In estrema sintesi, questa è la prima massa di informazioni ed emozioni su cui ho basato la mia personale cultura dell’automobile, arrivando con gli anni e le esperienze a identificarne sempre più marcatamente i contorni. Per questi motivi, non sento di essere un semplice appassionato dell’ automobile a sé, ma un amante di esse e di quei mondi apparentemente distinti quali la personalizzazione  e la conservazione di auto di interesse storico, i quali, intrisi di differenti conoscenze e saperi sempre più si sono intrecciati in un solido intreccio meccanico. Queste doppie anime convivono in noi di Spaghetti Garage e per affrontare la questione Andrea si è recato a Padova alla Fiera di autostoriche per cogliere da vicino nuovi spunti e ammirare qualche ottima youngtimer.

As extreme recap, this is the mass of informations and emotions on which I have based my personal car culture, defining through years and experiences the borders. To all these reasons, I don’t feel a simple car enthusiasts, but a real lover of the different scenes of tuning and conservation of historical interest cars. Honestly, they seem in antithesis and they are characterized by difference knowledge but these two spheres are more and more plaited in an unique weave. These souls live together in Spaghetti Garage and to deal with the topic Andrea has gone to Padova at Fiera di Autostoriche to grab  spurt and admire some youngtimers.

Foto Andrea Tagliabue | www.ftfoto.it

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Ad Andrea piace raccontare di come da bambino alternava i racconti di Topolino alle schede tecniche di Quattroruote e alle pagine di Auto&Design. “Mio padre per lungo tempo è rimasto in contatto con il mondo dell’automotive design, del quale ho presto iniziato a respirare l’atmosfera apprenzandola sempre più. Sul finire degli anni novanta ho seguito la Formula 1 tifando per Hakkinen, affascinato dalla grigio-nera livrea delle frecce d’argento Mclaren.
Nel corso di pochi anni ho cominciato a distogliere l’attenzione dal contemporaneo: la Formula 1 mi annoiava, ho cominciato ad essere interessato dal fascino del motorsport del recente passato. Nella Y10 Turbo in garage, con le sue linee da citycar anni ’80, rivivo memorie d’infanzia sul sedile posteriore e riesco a immaginare una Milano rampante di un’epoca vivace che non ho mai vissuto tra il profumo di alcantara e la strumentazione verde e squadrata.
La Golf 1 invece è la prima automobile che ho desiderato acquistare in autonomia: non evoca memorie di famiglia, ma una sorta di indipendenza nel contesto automobilistico. Non mi immedesimo in un ragazzo al volante di una GTI nera negli anni 80, né nella famiglia a bordo di una GL verde a fine ’70. Tutt’oggi, capitasse l’occasione di acquistare la versione perfetta, credo che non rinuncerei: ho comprato un’altra automobile nel frattempo, ma rimane un obiettivo che ho costruito nei -forse troppi- dettagli per dimenticare da un giorno all’altro.”

Andrea likes to tell how, when he was a child, used to alternate the comics of Mickey Mouse with the technical schedules of Quattroruote or the pages of Auto&Design. “My father has long been in touch with the automotive design world, so I started soon to breathe and love this kind of atmosphere. At the end of the nineties I followed Formula 1 supporting Hakkinen, fascinated by the gray- black livery of the Mclaren silver arrows. In a few years I started to feel a sort of estrangement to the contemporary: the Formula 1 was becoming more and more boring, my father was gradually moving away from car design, and I began to be interested by the charm of past motorsport eras. In the Y10 Turbo that  I keep in the garage, with its lines from supermini 80s, I see the stories and the experiences of my family, of a rampant, lively age in Milan I can still imagine with the scent of alcantara and admiring the solid, peculiar instrumentation.
The Golf mk1 was the first car I wished and I bought with my own money, and it’s important to me because it doesn’t belong to family memory, but somehow represents my autonomy in the automobile scene. I don’t wish to act like a guy who drove a black GTI in the middle of 80s or a dad driving a green GL at the end of the 70s, but  themk1 Golf was my first project to which I have dedicated much time and for which I have dreamt about too many details in my last years. Actually I have just bought another car but, if the opportunity to buy a “dream spec” GTI mk1 happens, I think I can not resist to buy it. To me, It’s impossible to forget it.”

Foto Andrea Tagliabue | www.ftfoto.it

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Mauro invece da sempre ricorda di essere stato appassionato degli anni ’60 e ’70.”All’epoca le case automobilistiche  lavoravano sodo per produrre vetture caratterizzate da tratti distintivi marcati e in grado di svolgere precise funzioni: direi che non era decisamente l’epoca della multiversalità e dell’omogeneità dei design. Negli ’70 la Citroen ha lanciato la Citroen Mehari, una tra le più semplicemente estreme autovetture mai costruite. L’intera meccanica deriva dalla Dyane, per cui motore a due cilindri contrapporti raffreddato ad aria da 600 cc, trazione anteriore, sospensioni a ruote indipendenti su entrambi gli assi, freni a tamburo di cui gli anteriori on-board e cambio quattro marce. Le principali differenze sono palesi: telaio accorciato, allestimenti interni minimal e carrozzeria in ABS priva di porte facevano sì che la Mehari svolgesse appieno un’unica funzione: permettere alle persone di salire e scendere senza sforzi e in qualsiasi condizione. Insomma, una macchina da usare come si usano le infradito. Ammiro gli anni ’60 e ’70 anche per aver dato origine alle prime piccole vetture sportive e veloci: a chi preferiva la montagna o la collina al mare la Lancia ha dedicato la Lanca Fulvia Coupè. La sua linea senza tempo, contemporaneamente elegante nelle versioni 1.2 e sportiva nelle versioni HF, ha fatto sì che la Fulvia si costruisse uno spazio iconico. Inoltre ha dato il via alla tradizione delle vetture High Fidelity ottenendo numerose vittorie nei rally europei a cavallo degli anni ’70. La Lancia si è sempre caratterizzata per la continua ricerca di innovazioni e particolarità tecniche. La Fulvia, presentata negli anni ’60, infatti ha anticipato la tradizione delle vetture sportive a trazioni anteriore, ha sviluppato un compatto motore bialbero quattro cilindri a V stretta con singola testa, ha utilizzato sospensioni a quadrilatero anteriore, e ha montato quattro freni a disco sui due assi. Inoltre gli scopi per quali era stata costruita riflettevano l’anima della città, Torino, in cui è stata disegnata e prodotta: elegante e raffinata nelle vie del centro e cattiva e imprendibile in collina e in montagna.”

Mauro is a enthusiasts of all the aspect of 60s and 70s. ” At that age OEM worked hard to produce vehicles well defined and able to respect precise task. It was not the era of multitasking and design homogeneity. In 70s Citroen has launched the Mehari, one of the most extreme cars ever built. The mechanical derives from Dyane, so boxer engine air cooled of 600cc, fwd, independent suspension, on board drum brake and four speed gear box. The main differences are in the external: shorter chassis, minimal internal and no doors ABS body-kit let the Mehari to become a flip flops car allowing all to get in and down without any efforts. 60s 70s were not only the years of changes and liberation, but also the years in which OEM has built the first small fast vehicles: to whom prefers the mountains or the hills to the seaside, Lancia has dedicated  the Fulvia Coupè. Its immortal line was smart in 1.2 version and sportive in HF one, and  has allowed to the Fulvia to become an instant classic car. Further, It has started the High Fidelity heritage, gained wins in European rally  thorught 60s and 70s. Lancia has ever tried to research innovation and technical peculiarities: the Fulvia was designed in the early 60s and it had anticipated the fast fwd cars with a four cylinder narrow V engine double overhead with single cam, multi link front suspensions, and disk brakes on the two axis. The Fulvia has shown also the souls of its native town, Torino, smart in the city center and wide on the hills and  on the mountains”.

Foto Andrea Tagliabue | www.ftfoto.it

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La Ferrari si è costruita un’immensa fama e reputazione sia attraverso la partecipazione costante ai campionati mondiali di Formula Uno sia attraverso la produzione di gloriosi modelli stradali. Vi abbiamo già parlato della splendida 250 GT SWB in occasione del concorso di Eleganza di Villa d’Este nello scorso maggio, per cui ci siamo concentrati su due icone degli anni ’70 e ’80, icone delli infanzia emiliana di Andrea. “Si tratta di due modelli nati e commercializzati a cavallo della mia nascita. La 308 GranTurismo Berlinetta del 1975 è un vero elemento di transizione tra gli anni ’70 e gli ’80. E’ stata disegnata da Pinifrina, monta un motore V8 da tre litri con 250 cavalli ed è l’ultima Ferrari alimentata da una batteria di carburatori Weber da 40, e questo fa molto 70s. Di riflesso è caratterizzata invece da una linea tipicamente 80s, con il classico design a cuneo. Come se non bastasse, la 308 è anche l’auto di Magnum PI. La Ferrari F40 invece rappresenta il mito di Enzo Ferrari, prodotta per celebrare i 40 anni di vita del costruttore di Maranello e per rafforzare la supremazia di Ferrari nel settore delle supercar. L’idea base di Ferrari era realizzare una vettura stradale il più vicino possibile ad una Formula 1: il risultato è stato eccelso. A Maranello hanno sperimentato l’utilizzo di kevlar per il telaio, vetroresina e plexiglass per carrozzeria e vetri, hanno installato un motore 3 litri V8 a 90° biturbo, e l’hanno omologata per quasi 500 cavalli e oltre 320 km/h. E’ stata indubbiamente l’auto più mitica che abbia mai visto e che sia mai stata prodotta, al punto che ancora oggi è vista come metro di paragone per le ultra sportive”

Ferrari has built its glory though the constant participation to F1 world championship both to the production of classical street cars. We have just spoken about the awesome 250 GT SWB in the circumstance of Villa d’Este in last may, so we have focused on 70s and 80s cars, icons of Andrea’s emilian childhood. “They are two cars built close to my birth. The 308 Gran Turismo Berlinetta of 1975 is a true transition element between 70s and 80s. It wa drawn by Pininfarina, has a V8 engine 3 liter with 250 hp and it is the last Ferrari with 40 Weber carbs battery, and this sounds so 70s. Nevertheless it is characterized by 80s wedge design and further it was the car of Magnum PI. The Ferrari F40 represents the myth of Enzo Ferrari  built to celebrate the 40 years of Maranello’s rides and to strengthen the supremacy of Ferrari in the supercar industry . The basic idea was to create a road car as close as possible to a Formula 1: the result was excelled. In Maranello the engineers have experienced the use of kevlar for frame , fiberglass and plexiglass for the bodywork and glass, has choosen a bi-turbo 3-liter 90 ° V8 bi-turbocharged engine, and they have homologated it for almost 500 horses powers and over 200 mp/h . It was undoubtedly the most legendary car I have ever seen and that has ever been produced , and also today is seen as a benchmark for ultra sportive cars”.

Foto Andrea Tagliabue | www.ftfoto.it

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A Padova Andrea ha potuto ritrarre automobili appartenenti alle più svariate e trasversali fasce di età, reddito e appassionati. Si è soffermato particolarmente sulle auto che rappresentano appieno le nostre origini e la genesi della nostra passione: la 500 e la Mini sono state le prime auto di massa a diffondere in Italia la cultura dell’ elaborazione e della personalizzazione, le Giulia hanno rappresentato per anni la tecnica motoristica italiana dominando le competizioni negli anni ’70 mentre le Ferrari e le Lamborghini si sono conquistate il titolo di ambasciatrici dell’esclusività italiana. Le BMW e le Porsche hanno saputo coniugare la produttività seriale con la ricerca della sportività, producendo auto sportive destinate ad un pubblico, seppur ristretto, più ampio delle rivali italiane. Questa “lotta” continua ancora sino ai giorni nostri e si rinvigorisce ad ogni lancio di una nuova vettura sportiva.

Andrea has shot cars belong to various and transverse areas of ages, salaries and enthusiasts and so he has rested on the SG soul cars. 500 and Mini were the first cars to propagate in Italy the culture of tuning, the Giulia has represented for years the Italian motorsport tecnique dominating the competition through the 70s while Ferrari and Lamborghini are still the ambassador of Italian exclusivity. BMW and Porsche have the merit to combine the serial production to the pursuit of racing, producing sports cars aimed at a bigger audience then the Italian rivals . This “fight” is going to continue in these days and it is enforcing itself  at each new sports car lunch

Foto Andrea Tagliabue | www.ftfoto.it

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Alla fiera di Padova va il merito di aver saputo evidenziare il filo rosso che unisce e lega la passione per le auto d’epoca con la curiosità per le auto moderne: è infatti vero che dietro ad ogni uomo in estasi di fronte ad una Ferrari del 1970 o a una Porsche del 1956 c’è sempre il ricordo del bambino stupito con la bocca spalancata che vide per la prima volta la macchina dei propri sogni.

Padova’s fiera has the merit of having been able to highlight the common thread that unites and binds the passion for classic cars with the curiosity for modern cars : it is true that behind every man in ecstasy in front of a 1970 Ferrari or a 1956 Porsche there is always the memory of the amazed child with mouth wide open that he saw for the first time the car of their dreams .

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